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Giorno 20 giugno, nell’ambito di una rivisitazione di alcune cavità degli Alburni per verificare sopraggiunti mutamenti nelle descrizioni del libro sulle grotte dei Monti Alburni, con alcuni speleologi del G.S. Martinese (Michele Marraffa, Pasquale Calella, Carmelo Taglio, Antonella Devito e lo scrivente, Francesco Lo Mastro) abbiamo effettuato un sopralluogo nella Grava di Castiglione, posta vicino la Grave dei Gentili in località “Caulata”, nel territorio del comune di S. Angelo a Fasanella.
Da una prima lettura della relazione nel libro sopra citato risultava che la grotta, di andamento prettamente verticale e costituita da una serie di modesti pozzi in successione, terminava a -80m con un lago-sifone ad oggi inesplorato.
La descrizione indicava una variazione del livello dello stesso in base al regime di piovosità stagionale. La grotta è indubbiamente un inghiottitoio attivo, il cui imbocco, costituito da una larga frattura (nord-sud) con un primo pozzo (p.20), presenta notevoli segni d’acqua confermati anche dalla presenza di un grosso lastrone calcareo notevolmente levigato dallo scorrimento dell’acqua. Il nostro intento era di raggiungere il fondo della cavità e cercare con un’immersione l’eventuale prosecuzione al di là del lago-sifone. Purtroppo la nostra discesa si è arrestata alla base del secondo pozzo (p.24), in quello che a prima vista sembrava un piccolo meandro allagato sul fondo. Abbiamo subito pensato si trattasse di una lunga vasca sospesa, dove l’acqua raggiungeva l’altezza di circa 1,50 m; in seguito, accertato che l’acqua si approfondiva di molto, abbiamo deciso di sondare il tratto traversandolo a nuoto. Per far questo, è bastata una sola persona sola (il sottoscritto). Attraversato il meandro a nuoto, dietro l’ultima piega del meandrino, incredibilmente mi sono trovato in un ambiente chiuso: praticamente stavo nuotando sulla sommità del terzo pozzo. Facendo i dovuti calcoli avevo sotto di me una colonna d’acqua di circa 35m. A questo punto non c’era altro da fare che tornare alla luce del sole. Da alcune riflessioni fatte, visto il bacino di raccolta della grotta ed i notevoli segni d’acqua dell’inghiottitoio, pensiamo che il livello del lago sifone non sia relazionato alle spinte delle masse d’acqua sotterranee ma sia influenzato dall’apporto di quelle meteoriche che si riversano nella grotta attraverso il torrente esterno. Quindi la grotta dovrebbe essere ostruita da un tappo di fango e detriti che impedisce lo smaltimento rapido dell’acqua. Questa annata è stata eccezionale per piovosità, quindi l’acqua ha raggiunto quel livello impensabile. Data l’altezza della colonna e l’enorme spinta che essa produce, il tappo dovrebbe essere di notevole spessore, e non escludiamo che la lentissima defluizione dell’acqua, al di sotto dell’ostruzione, potrebbe aver depositato nel tempo ingenti quantità di carbonato di calcio tali da rendere improbabile un eventuale ringiovanimento della grotta.
Francesco Lo Mastro (Ciccio) - G.S. Martinese
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